Pillole di Economia e Finanza

MIFID 2: opportunità e insidie per i risparmiatori
Marzo 2018

By marzo 21, 2018 No Comments

Una nuova normativa in materia di trasparenza negli investimenti è entrata in vigore il 3 gennaio di questo anno: Mifid 2.

Essa rappresenta una grande opportunità a vantaggio di tutti i risparmiatori, che verranno messi nelle condizioni di avere maggiori e più trasparenti informazioni sui rischi e sui costi delle operazioni di investimento sottoscritte in Banca; è importante conoscere nel dettaglio alcuni aspetti, in quanto esiste il rischio che tali documenti inducano a valutazioni fuorvianti.

L’attuale situazione dei mercati finanziari, in cui il rendimento risk free a breve termine è nullo (se non negativo), spinge molti risparmiatori a prendere in considerazione investimenti alternativi come corporate bonds e azioni; questi ultimi, per ragioni di sicurezza, andrebbero sottoscritti mediante dei Fondi di Investimento che riescono a minimizzare il rischio di default grazie alla diversificazione.

Il ricorso al risparmio gestito rappresenta una soluzione opportuna anche per alcuni benefici fiscali descritti in precedenza (vedi video “compensazione di minusvalenze”). Tuttavia la sottoscrizione dei Fondi di Investimento apre una problematica non da poco per il risparmiatore:

  • quali sono i migliori Fondi?
  • quali sono i migliori intermediari da scegliere?

Proprio in questo la normativa Mifid 2 viene incontro ai risparmiatori fornendo loro una serie di strumenti per orientarsi:

  1. Il report di adeguatezza per ogni operazione;
  2. Il report dei costi della singola operazione;
  3. Il report annuale dei costi complessivi della gestione dei propri risparmi.

Con Mifid 1 era già stato introdotto l’obbligo per le Banche di creare un “profilo dell’investitore”, cioè un questionario da sottoporre e far firmare obbligatoriamente agli investitori, mediante il quale viene definito il ‘profilo di rischio massimo sostenibile’ da ciascuno di essi (basso, medio o alto); il profilo deve essere aggiornato ogni 3 anni. In questo modo la Banca aveva e ha il dovere di verificare l’adeguatezza dell’operazione al profilo di rischio, e di respingere l’operazione in caso di inadeguatezza.

Oggi, a tale obbligo, si aggiungono ulteriori documenti che la Banca deve rilasciare all’investitore e che questi è obbligato a firmare per ogni operazione sottoscritta: primo fra tutti il Report di adeguatezza, con cui il sottoscrittore viene messo a conoscenza degli effettivi rischi dell’operazione, e grazie al quale può verificare se questi sono in linea con il suo profilo di rischio.

Oltre a ciò, deve essere rilasciato in forma scritta e firmato un Report sui costi totali dell’operazione (commissioni di ingresso, di gestione, diritti fissi, commissioni di performance, eventuali penali di uscita anticipata, ecc.), che riepiloga quindi i costi di tutta la filiera degli intermediari, non solo quelli della Banca dove il risparmiatore sottoscrive l’operazione, ma anche quelli di tutti coloro che “stanno sopra” l’investimento, quali Società di Gestione, Imprese di Assicurazione, ecc.

Ma il documento più importante, a mio parere, è quello che, a partire da gennaio 2019, arriverà a casa di ogni risparmiatore, cioè il Rendiconto dei costi sostenuti nell’anno precedente: sarà la radiografia della gestione dei risparmi, perché indicherà il rendimento lordo realizzato, tutti i costi sostenuti e, per differenza, l’utile (o perdita) finale.

Ciò aiuterà i risparmiatori a scegliere la Banca e gli intermediari più efficienti, che per ovvie ragioni non saranno coloro che hanno i costi più bassi o quelli con il rendimento lordo più alto, ma semplicemente chi darà il differenziale migliore (nell’esempio quello della banca Gamma).

Fino a qui sembrerebbe tutto semplice, ma la scelta finale non può e non deve essere solo il risultato di una formula matematica!

Nell’ambito dei Fondi, per esempio, esistono diverse tipologie di strumenti di risparmio gestito, che prevedono la presenza di più intermediari, quindi di maggiori costi, ma anche di maggiore sicurezza!

È evidente infatti che più ampia è la diversificazione, più alta è la sicurezza offerta dal Fondo (a parità di % interna degli assets, di aree geografiche e di stile di gestione).

Ad esempio, un Fondo di Titoli ha al suo interno un numero di titoli di gran lunga inferiore ad un Fondo di Fondi: quest’ultimo quindi, ha certamente più costi ma conferisce maggiore sicurezza, maggiore stabilità e, probabilmente anche per questo, un rendimento medio più basso.

Se poi si considerano i benefit fiscali derivanti dai Fondi assicurativi Unit Linked, si comprende come dietro ad un ulteriore costo di gestione vi siano anche dei vantaggi non trascurabili e non immediati.

Il rischio che intravedo è che il risparmiatore, ricevendo un asettico documento di sintesi, faccia una valutazione sommaria di costi e ricavi, senza tener conto della diversità dei fondi esistenti. Il confronto va fatto, certamente, ma su parametri uguali, che tengano conto del livello di sicurezza offerto dalla propria gestione dei risparmi.

Il risparmiatore medio ha e avrà la cultura finanziaria per cogliere questa sottile ma determinante differenza?

Ecco perché, oltre che fornire trasparenza sui costi e sui rischi, occorre educare e formare i risparmiatori alla lettura e alla giusta valutazione di tali report.

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